20/02/2012
La crisi
La crisi
Quella che è appena cominciata non è una crisi come tutte le altre, una semplice crisi economica. Quella che stiamo attraversando è la crisi dell’Uomo, del suo sistema di produzione basato su una illimitata distruzione, e sull’uso dell’altro diventato macchina, fluido per ungere il meccanismo del guadagno fine a se stesso. L'attuale capitalismo somiglia sempre più ad un nuovo feudalesimo.
Poteri sovranazionali e nazionali divorano la democrazia e riducono le persone a servi, talvolta servi che si pensano contenti, abusando di comodità e consumismo, molte altre volte talmente sofferenti da essere straziati dal peso insopportabile delle loro catene. Poi ci sono gli inutili, quelli che non trovano posto neppure nella fabbrica dello sfruttamento, destinati a sparire a milioni: morti per fame, morti per guerre o per disastri ambientali annunciati; morti perché diversi o perché dimenticati.
Ci sono anche altri tipi di morti, che noi uomini sottovalutiamo perché vediamo solo noi stessi: ci sono milioni di altri esseri viventi che stanno cedendo il passo all’estinzione. Forse ci illudiamo di poter sopravvivere alla sparizione degli animali e della natura, di poter essere ancora umani in un mondo artificiale e deserto dell’altro da noi, o sappiamo in fondo di essere sull’orlo dell’abisso?
Siamo su una macchina in corsa senza freni, che nessuno sa come fermare.
12:17
Scritto da: nadia2012a
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04/02/2012
Generazioni
Questa notte ho fatto un sogno che non mi spiego: mi portavano in un campo di concentramento. Queste parole me le ha dette un ragazzino marocchino di seconda generazione. Mi si è aperta una finestra sul suo mondo, una finestra che forse neppure lui conosce. Il suo inconscio ha percepito bene il pericolo. Le categorie possono variare, ma la storia può ripetersi: gli immigrati al posto degli ebrei, degli omosessuali, degli zingari o dei comunisti. La paura serpeggia attraverso il tempo e colpisce ancora, perché la guerra contro il diverso non è mai finita.
PRIMA DI TUTTO VENNERO A PRENDERE GLI ZINGARI
E fui contento, perché rubacchiavano.
POI VENNERO A PRENDERE GLI EBREI
E stetti zitto, perché mi erano antipatici
POI VENNERO A PRENDERE GLI OMOSESSUALI
E fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
POI VENNERO A PRENDERE I COMUNISTI
Ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
UN GIORNO VENNERO A PRENDERE ME,
E NON C’ERA RIMASTO NESSUNO A PROTESTARE.
(Poesia di incerta attribuzione: Martin Niemöller (1892-1984), teologo e pastore luterano tedesco, oppositore del nazismo, o il famoso poeta e drammaturgo Bertolt Brecht)
15:09
Scritto da: nadia2012a
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28/01/2012
ESSERE
26 gennaio 2012
“La chiave di Sara”, il film tratto dal romanzo di Tatiana de Rosnay, mi ha lasciato un gran senso di vuoto, un vuoto triste. E’ così fragile la memoria…si può trattenere per un po’…si può conservare in un libro, un film… ma poi tutto si disfa pian piano, nessuno sa più ciò che è accaduto, e anche se si trova fra le mani, o su una pagina web, la storia di una persona… può sembrare ormai così lontana… e lentamente quella vita e il suo dolore si perdono nella nebbia del tempo.
La storia narrata nel film è il contrario di tutto questo. Qualcuno vuol ricordare, completare il puzzle, cercare la verità, dare testimonianza di una vita dimenticata, travolta dall’orrore dello sterminio.
Sterminio è una parola che non rende ciò che è accaduto: è troppo breve, troppo semplice, troppo generica. Bisognerebbe raccontare i minuti, le ore, i giorni infiniti di incredulità, di stupore, di ansia, di terrore di quelle vite, di tante vite uccise perché l’altro da sé, solo meno di settant’anni fa, in Europa, non era riconosciuto umano.
27 gennaio 2012
La mostra documentaria su Anna Frank.
Ho guardato intensamente il suo volto di bambina. E’ morta e non sa, non può sapere che, almeno lei, è diventata immortale. Voleva diventare una scrittrice, e c’è riuscita, ma, per ironia della sorte, soltanto dopo che la sua vita è cessata ad Auschwitz. Mentre moriva in quella terribile lunga agonia che è un campo di concentramento, neppure sapeva che suo padre era ancora vivo. Aveva perso l’infanzia e la giovinezza in una sola volta, aveva perso il futuro. L’ultimo filo di speranza le si è spezzato fra le dita.
Eppure, almeno in questo caso, l’innocenza si è vendicata della crudeltà: l’innocenza ha perpetuato ciò che altri volevano disperdere, schiacciare, annientare.
10:06
Scritto da: nadia2012a
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